Nelle zone studiate, l’incidenza del tumore è stata del 57% più alta rispetto a quella di aree con inferiore impiego di tali sostanze.
A fine 2025, uno studio pubblicato dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania sul Journal of clinical Oncology evidenziava la plausibile correlazione tra impiego di pesticidi di sintesi e incidenza di melanoma.

A fine 2025, uno studio pubblicato dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania sul Journal of clinical Oncology evidenziava la plausibile correlazione tra impiego di pesticidi di sintesi e incidenza di melanoma. I ricercatori hanno confrontato i dati relativi alle diagnosi di melanoma con quelli di utilizzo dei pesticidi nelle 15 contee a maggiore vocazione agricola tra il 2017 e il 2021.
Nelle zone studiate, l’incidenza del tumore è stata del 57% più alta rispetto a quella di aree con inferiore impiego di tali sostanze.
Una ricerca pubblicata su Frontiers in Cancer Control and Society nel 2024 evidenzia come ci sia un legame tra certi tumori come il linfoma non-Hodgkin, la leucemia e il cancro della vescica e i fitofarmaci. In zone ad agricoltura a forte vocazione intensiva, lo studio mette in evidenza che questi prodotti sono più deleteri del fumo.
Lo scorso anno, una ricerca tedesca dimostrava che i pesticidi si diffondono molto più lontano dal campo di quanto si credesse: i ricercatori hanno testato suolo superficiale, vegetazione e corsi d’acqua lungo 180 km, dalle remote catene montuose fino alle terre coltivate della zona dell’Alto Reno. Nell’attuale procedura di autorizzazione, ogni pesticida viene valutato singolarmente, ma questo ignora ciò che accade realmente nei processi che derivano dall’esposizione alle miscele.
Pertanto, i ricercatori chiedono una drastica riduzione dell’impiego di pesticidi se davvero si ha a cuore la salute pubblica degli esseri umani e degli ecosistemi. Nel 2030 – che è domani! – dovremmo aver dimezzato l’uso globale dei pesticidi in base agli obiettivi della Cop15. E invece, a fine dicembre, il nono pacchetto Omnibus presentato dalla commissione europea, sembra arretrare proprio sulla tutela della salute, dell’ambiente e della qualità del cibo che arriva sulle nostre tavole. Certo che serve una semplificazione per i contadini, certo che serve un quadro normativo adeguato per i prodotti di biocontrollo, ma questo non può tradursi in una scorciatoia per i prodotti di sintesi: quest’ultimi causano gravi danni alla salute umana e all’ambiente, ed è proprio durante i rinnovi periodici che emergono nuovi effetti tossici.
Oltre che sul piano agronomico e sanitario, tutto questo è preoccupante dal punto di vista culturale: si continua a indicare come soluzione lo stesso modello che ha prodotto il degrado della biodiversità, la perdita di fertilità dei suoli e gravi impatti sulla salute umana. La tutela del presente e la salvaguardia del futuro passano da scelte lungimiranti che non indeboliscono, ma proteggono la biodiversità, unica vera ricchezza in grado di garantirci un domani.
Fonte: Articolo da Il Fatto Quotidiano di lunedì 12 gennaio