IL CASTEL DEL MONTE FRA STORIA E LEGGENDA

monumento protetto dall’Unesco

a cura di Roberto Perrone Capano


Il definitivo recupero architettonico del Castel del Monte, castello ottagonale in stile romanico del XIII secolo voluto da Federico II di Svevia (Hohenstaufen) ed ubicato a meno di 20 km dalle nostre vigne, risale alla seconda metà degli anni ‘50 grazie all’opera eccezionale di Bruno Molajoli. La storia di Federico II a noi piccoli imprenditori agricoli napoletani di origini pugliesi è cara per molteplici ragioni. Federico II (1194-1250) nacque dal matrimonio d’interessi fra Enrico VI re di Sicilia e figlio di Federico Barbarossa con Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II il Normanno. Restò orfano di entrambi i genitori a soli 4 anni, ma venne incoronato re di Sicilia prima della morte della madre ed affidato al papa Innocenzo III per l’istruzione, che fu affidata a Gualtieri di Pagliara Vescovo di Troia e ad un imam musulmano rimasto sconosciuto alla storia. Poi imperatore del Sacro Romano Impero. A soli 15 anni iniziò a esercitare il potere politico, e si distinse subito per la sua capacità di comunicare, di capire, di ascoltare, ma seppe anche assolvere l’obbligo vitale per un sovrano dell’epoca: quello del grande conquistatore e di protettore di artisti e letterati. Fra le sue gesta ci sembra opportuno segnalare il recupero del leggendario Sacro Graal in Terra Santa. In uno dei cortili del castello si crede che al centro ci fosse una vasca anch’essa ottogonale, costituita da un unico pezzo in marmo secondo una descrizione settecentesca, che rappresentava il Santo Graal, che sempre secondo tale leggenda sarebbe rimasto per un periodo all’interno di questo castello. Una recente rielaborazione fra storia e leggenda vorrebbe infatti il Castel del Monte quale monumento destinato a custodire il Sacro Graal, esattamente a metà strada fra Alessandria d’Egitto e la cattedrale di Chartres (F). Il castello è costruito con perimetro ottagonale e ha otto torri anch’esse ottagonali, progettate sulla base di approfondite consocenze astronomiche, grazie alle quali il raggio di sole del solstizio estivo attraversa finestre esterne ed interne e illumina l’affresco del cortile del maniero più famoso del mondo. Un sistema di raccolta delle acque piovane; studi termici; citofonia medievale; meccanismi per la sicurezza e l’igiene; marmi aranciati di Persia scambiati con il solo ricorso alla diplomazia; stile romanico elegante ed essenziale; intelligenza dell’opera e posizione dominante a circa 600mslm, completano lo stupendo capolavoro federiciano. Altri intenti della celebre costruzione ottagonale sarebbero la destinazione a riserva estiva di caccia e, più in generale, lo sfoggio di saperi architettonico ed esoterico, destinati ad incutere timore e stupore nei sudditi e nemici. Federico II, grande sovrano illuminato dell’età medioevale, fu infatti chiamato ai suoi tempi ‘stupormundi’, per la sua inestinguibile curiosità per ogni scienza, dalla matematica all’astrologia, dalla letteratura alla poesia ed alla religione. Federico II fu anche il fondatore dell’Università di Napoli, la seconda più antica d’Italia. Il re Svevo era infatti animato dalla volontà di creare una classe dirigente in grado di guidare uno Stato di diritto, affinchè il suo regno potesse vivere e prosperare nella pace. Sforzo che Federico pagò con la vita, sconfitto dall’esercito della Chiesa, allore gelosa rappresentante del potere spirituale e avversa a quello temporale. Fu inoltre autore del primo trattato scientifico sulla caccia, ‘de arte venandi cum avibus’, basato sull’ osservazione e sull’esperienza in un’epoca in cui la natura dei trattati era di solo mistica o inesistente. Grazie Federico! da noi viticoltori borghesi alle pendici del tuo castello. Che le tue migliori armi ci siano oggi utili per divulgare il vitigno autoctono coltivato alle pendici del tuo gioiello: l’Uva di Troia, o Nero di Troia, che dir si voglia. Raggiungete in auto il castello da Corato: vedrete che ad ogni collina lamaestosità dell’opera vi stupirà senza soluzione di continuità fino all’ultimo tratto pedonale. Chapeau à Federico II!
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